Alla scoperta del FAI: quando la cultura è un bene da preservare

Alla scoperta del FAI: quando la cultura è un bene da preservare

Il Belpaese offre tantissimi esempi di bellezze più o meno nascoste che, una volta viste, non possono non far cantare il cuore. Uno di questi luoghi è il Giardino della Kolimbethra, un piccolo paradiso incastonato nella Valle dei Templi di Agrigento.

Dopo anni di abbandono, dal 2001 è possibile riammirarne l’antico splendore, tra i colori delle piante tipiche della macchia mediterranea e i profumi che provengono dalle coltivazione di limoni, mandarini e aranci. Il restauro ha riportato la vita laddove rovi e siccità, indotti dall’incuria degli ultimi anni del ‘900, stavano distruggendo tutto. Ricostruito l’antico sistema di irrigazione ed eliminate erbacce e parassiti, ora il giardino può accogliere i visitatori, giunti per ammirare i templi. Non si è recuperata la sua antica funzione, risalente alla Magna Grecia, quella cioè di vasca per la piscicoltura, ma si è valorizzata la sua bellezza e l’eccezionalità delle piante che vi dimorano. Non che questo abbia snaturato il luogo: è da circa 200 anni che funge da agrumeto e giardino, e questo spiega la presenza di specie ormai poco diffuse, salvate da morte certa.

Così da luogo abbandonato a sé stesso il giardino della Kolimbethra è passato ad essere uno dei finalisti del “Parco più bello d’Italia“, edizione 2012.

Questo progetto ha dimostrato che il Sud Italia non è solo inefficienza e spreco di denaro, come spesso viene dipinto e come è impresso nell’immaginario popolare, soprattutto del ridente Nord. Ed è un esempio di come pubblico e privato possano collaborare, riconsegnando alla comunità un bene comune che altrimenti sarebbe andato perduto. Il progetto di recupero, infatti, è stato affidato nel 1999 al FAI, una fondazione privata, che ha ricevuto il giardino in concessione gratuita.

Villa Balbianello sul lago di Como

Cos’è il FAI? Tra le tante fondazioni private d’Italia il Fondo Ambiente Italiano ha lo scopo di proteggere, preservare e far conoscere l’ambiente italiano e il patrimonio artistico e culturale. Quindi la definizione di ambiente viene allargata non solo a quello che la natura offre, ma anche a quello che l’uomo, pur sempre espressione della natura, impone sul paesaggio. Se ci pensiamo, non è particolarmente bizzarro trovare le opere dell’uomo affiancate a quelle della natura: già la nostra Costituzione afferma che “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione“.

Sì, non è necessario sottolineare che molti punti di questa frase vengono ignorati costantemente, ma il FAI è nato proprio per supplire a questo comportamento, francamente poco decoroso, dei decisori politici. Dal 1975 ad oggi, la fondazione non ha solo cercato di preservare il patrimonio italiano, ha anche fatto in modo di renderlo fruibile al maggior numero possibile di persone.

Detto così sembra piuttosto vago, se non addirittura un gioco per ricchi annoiati che non hanno niente di meglio da fare. In realtà questa fondazione è presente in tutta Italia e viene sorretta da centinaia di migliaia di volontari, tutti accomunati dall’interesse per il patrimonio che li circonda. Come il Giardino già citato, ci sono decine di altri luoghi che sono stati affidati al FAI, con la speranza che gli investimenti delle donazioni possano riportare in vita luoghi bellissimi ma abbandonati, o che rischiano di diventarlo.

Un esempio recente? Nel 2005 è stata donata al FAI Torre e Casa Campatelli, una casa nel paese di San Gimignano, in Toscana. Grazie ai 2 milioni di euro raccolti dal FAI per restauro, valorizzazione e apertura al pubblico, i lavori sono iniziati nel 2011 e terminati nel 2016. E l’apertura al pubblico di questo bene è da poco arrivata.

Casa Campatelli

Quando parliamo di arte, dobbiamo fermarci a scultura e pittura? No, gli architetti inorridirebbero. E se ci fermassimo all’architettura sarebbero i mosaicisti a salire sulle barricate, e così via. Ha maggior valore un romanzo del ‘600 o un trattato scientifico della fine del ‘700? I confini tra cosa è arte e cosa non lo è, cosa è cultura e cosa no, cosa va recuperato, salvato, diffuso e cosa no sono molto difficili da segnare. Ed è veramente necessario farlo? Forse, ma per quanto riguarda il FAI ciò che viene offerto al pubblico, e ciò che deve essere protetto, dipende semplicemente dalla sensibilità dei volontari, e dal numero di persone che prende a cuore un particolare progetto.

Il lavoro è tanto, tutti ne siamo consapevoli. Però ognuno di noi ha in mente almeno qualcosa che varrebbe la pena ristrutturare, bonificare o far conoscere, e adesso è ancora più facile fare qualcosa di concreto per ciò che ci circonda.

Riccardo Capollavolontario FAI – delegazione Venezia