Un secolo di femminismo: da "Una donna" a "Ferite a Morte"

Un secolo di femminismo: da “Una donna” a “Ferite a Morte”

12511772_1085387611505290_23567998_nSibilla è sposata ad un uomo violento e non sa ancora cosa significhi “amore”. Carmela, invece, ha provato a scoprirlo ed è finita, come tante, vittima del delitto “d’onore”. Storie simili e parallele, nonostante a dividerle ci sia più di un secolo. “Una donna”, infatti, è un romanzo autobiografico scritto nel 1904 da Marta Faccio (pseudonimo di Sibilla Aleramo), mentre “Ferite a morte” è una raccolta di storie che dà voce a tutte le donne che non ce l’hanno fatta, morte per colpa di un fidanzato geloso o di un marito irascibile: dopo aver esordito come spettacolo teatrale, è diventato un libro di Serena Dandini nel 2013. Due opere molto diverse nella forma e ambientate in contesti differenti, eppure leggendo le parole di Sibilla Aleramo si riconoscono in nuce già tutte le paure, le insicurezze, i desideri proibiti che caratterizzeranno anche le storie delle protagoniste della Dandini. Nel romanzo, Sibilla è un’eroina moderna che a causa del contrasto tra i genitori – una madre troppo remissiva e un padre adultero e indifferente – non ha idea di come portare avanti una relazione felice e sincera, tant’è che sposerà un uomo che le ha precedentemente fatto violenza. Solo dopo l’infelice matrimonio e la nascita di un figlio avrà modo di dare avvio ad una riflessione di riscoperta del sé e della propria identità di donna, attraverso la quale riconoscerà l’attrazione e la passione dei propri sentimenti. Da quel momento però – e non è un caso – inizieranno anche le botte del coniuge, fedifrago e al tempo stesso molto geloso, che porteranno la protagonista di fronte ad un bivio.

Graffi dell'animaSull’onda del successo dei primi movimenti femministi di inizio Novecento, e con il successivo affermarsi del femminismo storico, la biografia ottenne un importante successo: del resto il movimento puntava a ottenere sempre più indipendenza e, nel corso del tempo, ha puntato a conquistare importanti risultati come il diritto al voto, la libertà di scelta e la parità sul piano sociale. Eppure, è davvero andata così? Passato un secolo, i casi di femminicidio e di violenza domestica non sembrano essere diminuiti, così come nel resto del mondo la donna ha davanti ancora un lungo percorso prima di venire accettata. Cosa spinge a innamorarsi dell’uomo sbagliato? A restargli accanto nonostante tutto? Alcune per insicurezza, altre per abitudine, altre non fanno in tempo. Ma soprattutto: perché così tanti uomini usano la forza? Forse è un modo per sentirsi ancora superiori, forse la verità è che siamo ancora lontani dalla parità dei sessi, almeno nella testa di molti. Stalking, gelosia, invidia, rabbia, violenza, stupro, terrorismo psicologico, possessività sono tutte cause che portano a togliere piano piano il sorriso, la voce, la personalità e infine la vita di una donna. Nel libro della Dandini, come in una sorta di Ade, ciascuna racconta la propria infelice storia – chi con sottile ironia, chi con sentimentalismo. Ciascuna a modo suo, come per ciascuna ogni relazione inizia in modo diverso ma ha sempre lo stesso tragico epilogo, che vi lascerà i brividi. Entrambi i libri, che possono benissimo dialogare tra loro, lasciano un’emozione forte e forse, chissà, un po’ più di coraggio e di amore per se stesse.

Violenza 2