5 cose che non sapevo sul cambiamento climatico

5 cose che non sapevo sul cambiamento climatico

Probabilmente non c’è momento migliore di questo per parlare di cambiamento climatico. Nell’arco di tre settimane l’accordo di Parigi è entrato in vigore (o meglio è stato ratificato dal numero necessario di stati perché entri in vigore), c’è stato il COP 22 a Marrakech, è stato eletto Presidente degli Stati Uniti uno che pensa che a New York faccia troppo freddo e abbiamo tutti visto (almeno pubblicato su Facebook) Before the Flood di Di Caprio.

Di cambiamento climatico se ne parla da anni e ormai quelli che negano che l’inquinamento prodotto dall’uomo sia causa di questo fenomeno sono veramente pochi, anche se forse troppo potenti.

Per la regola “c’è sempre qualcosa da imparare”, queste sono le cinque cose che ho imparato nel corso degli ultimi 30 giorni sul cambiamento climatico.

#1 Il vero motivo per cui l’olio di palma non ci piace

“Non mangiate Nutella, contiene olio di palma”. Un anno e mezzo fa, questa dichiarazione di Ségolène Royal ha scatenato un vero e proprio caso diplomatico. Allora la Ferrero aveva controbattuto che nella Nutella c’è solo olio di palma sostenibile. Un annuncio pubblico che non ha fermato l’isteria delle aziende alimentari italiane. Ormai la scritta “senza olio di palma” appare ovunque, ma ancora, in fondo, non abbiamo capito perché.

Le piantagioni di olio di palma contribuiscono alla deforestazione nel Sud-Est asiatico. In alcuni casi, come in Indonesia, le piantagioni di olio di palma hanno effetti catastrofici sull’ambiente, le specie animali e le popolazioni indigene. Per questo è importante che l’olio di palma venga da piantagioni sostenibili per l’ambiente e le popolazioni del Sud-Est asiatico.

#2 Paesi in via di sviluppo da frenare

renewable

Quando si parla di inquinamento, la predica la facciamo ai Paesi in via di sviluppo, in particolare a Cina e India. È molto facile dire che in Cina l’inquinamento è a livelli inaccettabili, così come è facile avere tutti i vestiti Made in China. Nonostante siamo stati noi occidentali a inquinare il mondo fino ad adesso, non abbiamo nessuna vergogna ad andare in giro a sgridare gli altri Paesi e a implorarli di pagare i nostri danni. La verità? In india ancora 300 milioni di persone non hanno neanche accesso all’elettricità nelle proprie case e la Cina è di gran lunga il Paese che investe di più nelle rinnovabili. Forse varrebbe la pena di farsi un esame di coscienza prima di puntare il dito.

#3 Le mucche inquinano

“Why beef is the new SUV” è il titolo di un articolo pubblicato da CNN.com. Le mucche inquinano più di un SUV. Sembra ridicolo, eppure è dimostrato che gli allevamenti bovini hanno un incredibile impatto negativo sull’ambiente e contribuiscono al riscaldamento globale. Senza considerare la quantità di risorse necessarie per tenere in vita una mucca, i bovini producono inquinamento emettendo metano, responsabile dell’effetto serra. Se volete salvare il pianeta, mangiate meno bistecche.

#4 Se pensate che questa sia la vera crisi delle migrazioni…

Intervenire contro il cambiamento climatico non significa semplicemente proteggere il pianeta. Significa anche proteggere le vite di quelle persone che rischiano di più dal surriscaldamento globale. Significa anche prevenire i flussi migratori di quelle persone che saranno costrette a lasciare le proprie case perché i campi sono diventati deserto o perché un’isola è stata sommersa dal mare.

#5 E adesso? Scenari dopo l’accordo di Parigi

La vera domanda da farsi è: che cosa succederà adesso? I Paesi che hanno ratificato l’accordo di Parigi manterranno le loro promesse? Cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo? Purtroppo, le risposte non sono molto buone.

Anche se i Paesi dell’accordo di Parigi decidessero di impegnarsi tanto quanto hanno promesso, lo sforzo non sarebbe lontanamente sufficiente per frenare il surriscaldamento globale. E questo non è un problema che si può risolvere entro le mura domestiche. Una lampadina a basso consumo non ci salverà (anche se può sempre aiutare). Di Caprio, nella conclusione di Before the Flood, sostiene che il miglior modo per risolvere il problema è votare per dei leader che prendano sul serio il cambiamento climatico e siano disposti ad agire per frenarlo. Sappiamo tutti troppo bene come un messaggio diverso, forte e chiaro, sia arrivato il 9 novembre. Forse scopriremo per davvero i danni quando ormai sarà troppo tardi.